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Il Jeet Kune Do

Il Jeet Kune Do, conosciuto anche come Jeet Kun Do o semplicemente JKD, è un termine che letteralmente significa "via per intercettare un pugno" e indica una disciplina marziale creata da Bruce Lee e e codificata nel suo libro intitolato "Tao del Jeet Kune Do".

Il Jeet Kune Do nacque come summa delle numerose esperienze marziali affrontate dal Piccolo Drago durante la sua vita da praticante; in questa disciplina, infatti, vengono combinate le tecniche di combattimento più efficaci derivanti da diverse tipologie di arti marziali: i pugni del Wing Tjun, i calci del Kung Fu e molte altre tecniche provenienti dagli stili più disparati come la Boxe Tailandese, il Savate francese fino ad arrivare al Pugilato occidentale e al Wrestling americano.

Nelle intenzioni di Bruce Lee, il Jeet Kune Do non doveva costituire soltanto un sistema di combattimento che compendiasse le altre arti marziali, il campione infatti cercò di creare uno stile "semplificato", completamente concentrato sull'efficacia delle tecniche e degli allenamenti, che permettesse al praticante di ottenere il massimo da ogni esercizio. Per far questo, dal JKD vennero eliminati molti aspetti "complementari" esistenti nelle altre arti marziali che secondo Bruce potevano ostacolare e spesso rallentavano l'atleta nel raggiungimento dell'obbiettivo finale: la perfetta conoscenza e padronanza di se stesso (da qui la definizione del Jeet Kune Do come Arte senza Arte).

La consapevolezza delle proprie capacità e la capacità di guardare dentro se stessi, dovevano essere per Bruce Lee i due pilastri fondanti di questa disciplina. Il praticante doveva imparare a conoscersi a fondo, isolare i propri limiti e superarli. In questa impostazione filosofica, ritroviamo molti concetti riguardanti "il muntamento" propri del Taoismo e la disciplina interiore di derivazione Confuciana. Nello stesso tempo, le tecniche del JKD erano improntate su un concetto di "flessibilità" e "adattabilità" alle situazioni atte a temprare nell'atleta un carattere libero da schemi prefissati.

Logo del JKD

Il Jeet Kune Do a ben vedere, sembra configurarsi in ogni suo aspetto come una vera e propria arte marziale, non un semplice stile di combattimento. In ogni caso, è bene precisare che l'intenzione di Bruce Lee non era quella di creare una nuova arte marziale costruita mutuando tecniche da altre discipline, ma quella di costituire un sistema grazie al quale mettere a disposizione i risultati delle sue sterminate esperienze.

Il JKD fù una creazione di portata rivoluzionaria capace di rompere molti schemi tradizionali, cosa che attirò nei confronti di Bruce Lee molte antipatie negli ambienti più conservatori. Una delle caratteristiche più importanti di quest'arte è infatti la mancanza di Kata precostituiti, allenamenti al combattimento tenuti in solitario secondo forme prefissate; il Piccolo Drago era infatti convinto che i segreti del combattimento fossero da ritrovarsi nel combattimento stesso. Se ogni lotta e ogni avversario sono differenti e nascondono diversi tipi di insidie, il segreto della vittoria stà nella capacità di reperire ogni volta in se stessi le soluzioni adatte alle varie contingenze, e questo deve valere sia nello scontro fisico dell'autodifesa, sia nella lotta contro i propri limiti fisici e mentali. Come amano ripetere molti praticanti di Jeet Kune Do, questo perfetto compendio tra tecniche di combattimento e filosofia del combattimento non insegna ad essere dei buoni combattenti, ma dei combattenti migliori.

I principi su cui si basano le tecniche di Jeet Kune Do conciliano istintività, semplicità ed efficacia nell'esecuzione; l'educazione alle tecniche di combattimento è scalare: si parte dalle soluzioni più elementari per poi diventare via via padroni di tecniche complesse mano a mano che i limiti dell'atleta vengono superati. Così, il praticante massimizzerà le sue capacità negli attacchi migliorando i pugni e i calci diretti utilizzando il braccio o la gamba più vicini all'avversario; affronterà le tecniche di attacco basate sulle combinazioni di pugni e calci; svilupperà la capacità di immobilizzare l'avversario bloccandolo a terra o impedendogli di colpire; imparerà a scoprire intenzionalmente la sua guardia offrendo un falso punto debole all'avversario; sarà capace di dissimulare le proprie intenzioni fingendo di eseguire una tecnica o di colpire una parte del corpo, per poi cambiare repentinamente bersaglio.

Mentre affinerà le sue tecniche, il praticante migliorerà costantemente la conoscenza di se stesso e del mondo che lo circonda, imparerà quindi a controllarsi e ad aumentare la sua capacità di controllo sugli accadimenti del mondo esterno. Queste considerazioni, oltre ad avere un'indubbio significato filosofico, hanno delle implicazioni pratiche notevoli, si pensi soltanto ai concetti di spazio e di tempo applicati all'autodifesa. Per chi pratica arti marziali o sport di combattimento, la distanza dall'avversario è un concetto basilare, così attraverso il Jeet Kune Do si impara a calcolare in modo istintivo i tempi corretti e a coprire velocemente gli spazi necessari per gli avvicinamenti o gli allontanamenti. La capacità di utilizzare a proprio vantaggio lo spazio e il tempo permettono al combattente di sceglire al momento giusto la tecnica più appropriata in ogni situazione.

Oggi esistono due grandi realtà che fanno capo al JKD: il Jun Fan Jeet Kune Do, detto anche The Original, i cui appartenenti continuano a praticare questo sistema marziale senza modificare i concetti espressi da Bruce Lee nel libro intitolato "Tao del Jeet Kune Do", e il Jun Fan Jeet Kune Do Concepts, tra i cui fondatori vi è Dan Inosanto, amico, collega e allievo di Bruce Lee, che pensano al JKD come ad una realtà in continua evoluzione e continuano ad arricchire questa disciplina di tecniche provenienti da altre arti marziali.

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