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Il Ju-Jitsu

La nascita di questa arte marziale giapponese risale circa al 1500, ed è legata anche ad una affascinante leggenda.

Si racconta infatti che un medico giapponese, chiamato Shirobei Akiyama, si recò in Cina per approfondire la sua Conoscenza, e durante una meditazione osservò l'effetto della nevicata in corso sugli alberi che aveva di fronte. Sotto il carico della neve tutti i rami si spezzavano, anche quelli degli alberi più forti. Un solo albero non perse neanche un ramo, un salice i cui rami, con il peso della neve si flettevano, liberandosi così dal pericoloso fardello. Questo ispirò Shirobei a sviluppare un sistema di combattimento che permettesse al guerriero di sfruttare l'energia dell'avversario a proprio vantaggio.

I brandelli di informazione sulla storia reale, che sono stati tramandati fino a noi spesso solo oralmente, la raccontano un po' diversa. Le prime tecniche di tipo "Ju" (tradotto con la parola "cedevolezza"), cioè quelle ispirate alla logica di cui sopra, nascono negli antichi monasteri cinesi, per le esigenze di difesa dei monaci, soggetti spesso ad atti di predazione. Il principio ispiratore, più che un salice, fu la filosofia Taoista: gli opposti che interagiscono, per farla semplice.

Ideogramma del Ju-Jitsu

In effetti ciò che è arrivato fino a noi maestri odierni è l'arte di sentire la forza dell'avversario, di capire dove è diretta, di assecondarla, ed indirizzarla infine nel vuoto: questo è appunto il principio noto come "Ju", ed è esattamente la concezione di interazione tra energie del Taoismo, riportata in tecniche di combattimento.

Ammetto che nei combattimenti che si fanno in palestra a fine lezione, queste parole appaiono un po' più lontane dalla realtà, ma restano sempre uno degli obiettivi della nostra pratica.

Uscite dai monasteri, queste tecniche presero varie direzioni. una di queste fu Okinawa, in Giappone, dove i guerrieri del tempo le svilupparono, per affiancare all'uso della spada anche una tecnica di difesa personale da usare in battaglia. Così ogni samurai ebbe la sua scuola di difesa personale, basata su una tecnica che venne definita "Ju-Jitsu". Da ognuna di queste scuole partì uno stile di combattimento, e dai più famosi di questi stili, sono poi derivate le arti marziali che oggi conosciamo, grazie all'opera di costante arricchimento ed elaborazione delle tecniche, ad opera dei Grandi Maestri.

Tra i pregi del Ju Jitsu cito la completezza, in effetti si impara un po' tutto, pugni e calci (lunga distanza), gomitate e ginocchiate (breve distanza), lotta in piedi (contatto), lotta a terra (contatto a terra).

Altra nota a favore è il fatto che non è fondamentale la forza fisica, né il peso, né la preparazione atletica, anche se sono tutte cose che, siamo sinceri, se ci sono aiutano! In effetti, i giapponesi dicono che "più l'avversario è grande e più fa rumore quando cade". Ma un grande maestro di Roma aggiunse che "però fa più male quando mena.". Note di colore a parte, il combattimento è sempre un qualcosa di estremamente irrazionale, e non va mai sottovalutato.

Spesso la pratica del Ju Jitsu viene integrata da lezioni di difesa personale, ammesso che si possa parlare di due cose diverse, cioè di lezioni in cui vengono selezionate delle tecniche di facile apprendimento e di buona efficacia, per dare subito agli allievi una base pratica, da migliorare poi nel tempo. Questa prassi ha anche portato alla ulteriore elaborazione di nuovi sistemi organici di combattimento (uno per tutti possiamo vederlo nell'articolo degli amici del krav maga).

Qualche nota in più, e alcune immagini delle tecniche potete trovarle ai link http://www.gojuitalia.com/jujitsu.htm e http://www.gojuitalia.com/ragazze.htm .

Buona Pratica a tutti!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal:
Maestro Rienzo Foà
http://www.gojuitalia.com

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