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Le origini del Kobudo di Okinawa

Il Kobudo di Okinawa è una disciplina che spesso viene praticata unitamente al Karate, queste due discipline presentano però alcune differenze sostanziali. Il Karate viene praticato a mani (in Giapponese Te) nude (ma sarebbe meglio dire "vuote", dato che questo è il significato letterale della parola Kara in Giappone). Nel Kobudo, invece, vengono utilizzati diversi tipi di armi dalla foggia particolare, che, fino alla diffusione a livello internazionale di quest'arte marziale, erano praticamente sconosciute nel resto del mondo.

A cosa dobbiamo questa particolarità?

Innanzitutto è da tenere in particolare considerazione la posizione geografica dell'isola di Okinawa. Essa fa parte di un agglomerato chiamato Ryukyu che comprende oltre sessanta tra isole ed isolotti. La catena delle Ryukyu si tova nell'Oceano Pacifico e Okinawa è la più grande tra le isole che la compongono. Quest'ultma dista circa 500 km da Kyushu che, tra le grandi isole Giapponesi, è quella posta più a sud; dista circa 600 km da Taiwan ed è situata a ben 800 km da Fuchow, la zona continentale a lei più vicina.

Okinawa è situata in una zona di Oceano attraversata dal 26 parallelo di latitudine Nord ed è interessata da un clima sub tropicale che facilità la formazione di una vegetazione lussureggiante caratterizzata dalla crescita di piante sempreverdi.

Le dimensioni di quest'isola è la sua centralità nella catena di Ryukyu, l'hanno resa da sempre il centro più impotante dal punto di vista politico, economico, culturale (e quindi anche marziale) di questo agglomerato.

La zona più popolosa di Okinawa è sempre stata quella meridionale in cui sono concentrati anche i centri più importanti dell'isola: Shuri, che fu anticamente la capitale della catena di Ryukyu; Tomari, vero e proprio crocevia per i trasporti interni; Kememura, meta ambita per gl'immigrati cinesi; Naha, porto commerciale dal quale partivano e approdavano navi di tutto l'Oriente.

Le prime notizie documentate sull'isola di Okinawa, ci sono state tramandate grazie ad uno scritto in caratteri cinesi chiamato Sui Shu risalente al periodo della dinastia Sui che regnò tra il 581 e il 618 d.C.. Dallo Sui Shu ricaviamo una informazione importante, già in quel periodo Okinawa aveva intrapreso relazioni e scambi commerciali con le zone più vicine: Cina, Giappone e Corea. Questa notizia ci viene confermata anche da uno scritto di data successiva, lo Yuan shi Liu ch'iu Ch'uan. Le relazioni internazionali, e soprattutto quelle a carattere commerciale, non erano però sempre facili allora, le acque del Pacifico erano infatti impestate dalla presenza di ferocissimi pirati.

La paura dei pirati era però meno forte dell'esigenza del popolo di Okinawa di avere scambi commerciali con gli altri paesi. L'isola, da sempre povera di minerali, per ottenerli doveva forzatamente avere contatti con le nazioni circostanti alle quali offriva i prodotti naturali della sua rigogliosa vegetazione.

Fino al X secolo le isole della catena di Ryukyu erano indipendenti l'una dall'altra, ciascuna con il proprio governo. Poi, un quindicenne di nome Sonton, appartenente al clan Genji, unificò le diverse terre dell'agglomerato sotto un'unica corona. Sonton e i suoi discendenti regnarono per oltre 70 anni per poi cedere lo scettro ad un'altra famiglia.

Secondo la tradizione, questa seconda dinastia avrebbe imposto ai sudditi il divieto di utilizzare le armi, cosa che probabilmente favorì lo sviluppo delle arti marziali presso gli abitanti di Okinawa. In pratiche come il Karate, infatti, le comuni armi militari non venivano utilizzate.
Sempre secondo la tradizione, il divieto di utilizzare le armi presso gli abitanti della catena delle Ryukyu, fu inasprito nel 1609 dal governo della famiglia giapponese degli Shimazu di Kyushu.

Ma quanto questa tradizione rispecchia la realtà dei fatti?

In effetti, la teoria secondo la quale ad Okinawa si svilupparono armi di tipo particolare a causa del divieto diffuso di utilizzare strumenti di tipo militare non è contestabile, in quanto nulla sembra documentare il contrario. E' pèrò da tenere ben presente il fatto che le isole Ryukyu sono state da sempre prive di minerali metalliferi utili alla fabbricazione delle armi.

Questo fattore è stato sicuramente alla base di due elementi fondamentali per lo sviluppo di Okinawa: innanzitutto la mancanza di un'industria bellica; in secondo luogo la carenza di metalli stimolò non poco i rapporti con gli altri paesi, ed in partcolare con la Cina.

La frequenza dei rapporti con il popolo cinese portò alla formazione di alcuni flussi immigratori verso Okinawa, ed in particolare verso Kumemura. Dalla Cina arrivarono anche alcuni monaci zen, che probabilmente portarono nell'isola anche la loro esperienza nelle arti marziali. Nei loro monasteri essi si allenavano ai combattimenti sia a mani nude che con le armi, non si può quindi escludere che i monaci avessero portato ad Okinawa anche alcuni strumenti simili a quelli tipici del Kobudo, come il nunchaku, il sai e il tonfa, nonostante la tradizione sarebbe più orientata ad attribuire al popolo di Okinawa la loro creazione.

Sarebbe comunque sbagliato pensare che il Kobudo di Okinawa sia un'arte marziale di derivasione cinese, certo non si può negare che i monaci zen abbiano avuto un'influenza fondamentale nella sua formazione, ma è importante sottolineare che in tutta la storia di Okinawa possiamo ritrovare tracce dell'uso di armi non diffuse presso i militari. Si pensi per esempio al bastone, che già nel XIV secolo veniva utilizzato dalla popolazione dell'isola per difendersi dalle incursioni dei predoni, oppure al falcetto, necessario ai contadini per il loro lavoro ma utilizzabile anche come arma di difesa.

Il Kobudo
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